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Francesco Del Casino: 700° anniversario di Dante e 130° della nascita di Gramsci

Venerdì, 02 Luglio 2021

Nell’ambito delle attività di promozione del caffè letterario Biblioteca Comunale Casa Borrelli, Nur e l'amministrazione comunale vogliono ricordare due anniversari inportanti per tutto il mondo culturale il 700 anniversario di Dante e il 130 della nascita di Gramsci.

Antonio Gramsci, allievo del Cosmo, tratta del X canto dell’Inferno di Dante. Casa Borrelli è provvista di un muro a dirimpetto della Biblioteca di 9 m. per larghezza e 2,10/1,40 per altezza.

In questo muro verrà realizzato un opera a cura di Francesco Del Casino che inizierà a lavorare da Venerdì 23 luglio e concluderà il 24.

L’iniziativa sarà completata il giorno dell’inaugurazione Sabato 24 alle 19,00 con una Lectio Dantis del X canto dell’Inferno a cura di Dario Cosseddu. All’evento saranno collegate attività laboratoriali con i più piccoli.

Per info: 0783939222 (Casa Borrelli).

 

Francesco Del Casino (Siena, 15 maggio 1944) è un pittore italiano.
Inizia la sua carriera pittorica nel 1962 con una produzione legata allo stile di Renato Guttuso, seguita da una fase influenza dall'arte di Pablo Picasso. Nel 1964 si trasferisce in Sardegna, ad Orgosolo, dove inizia la sua opera come muralista. Circa il 90% dei murales di Orgosolo sono opera sua. Francesco Del Casino è nato a Siena, dove frequenta l'Istituto d'Arte "Duccio di Boninsegna". Qui ha tra i suoi maestri Aldo Marzi e Bruno Marzi. Poi continua gli studi a Firenze a lezioni da Renzo Grazzini. Manifesta subito una forte ammirazione per l'epica popolare di Renato Guttuso e, quando nel 1968 vede per la prima volta dal vivo le opere di Pablo Picasso, ne rimane folgorato. Nel 1964 vince il consorso per una cattedra di insegnante di educazione artistica presso il paese di Orgosolo in provincia di Nuoro. Francesco racconta che, messo a scelta tra alcune destinazioni, scelse il paese barbaricino sulla suggestione del film di Vittorio De Seta Banditi a Orgosolo. Intorno al 1975 dà avvio all'esperienza dei murales, spinto dall'impulso come lui dichiara, "di rompere il muro che divide la scuola dalla società". La sua pittura pubblica, non celebrativa né allegorica, è influenzata dal persistente clima neorealistico e nettamente antiaccademico. In quei lavori collettivi si avverte l'eco di Guttuso, Picasso, Léger, ma anche della cultura finto primitiveggiante. Con lui che il numero dei muri tinteggiati aumentò, a partire dal 1975, quando volle celebrare il trentesimo anno della liberazione d'Italia, riproducendolo sui muri delle abitazioni orgolesi. Quello di Francesco del Casino è uno stile pittorico inconfondibile ed unico. Allievi, Pasquale Busca, di Orgosolo come Vincenzo Floris e Diego Asproni di Bitti. I murales sono pitture eseguite da singoli (secondo ”la tradizione dell'affresco” in Italia) e da gruppi (come vuole la tradizione, per così dire, politicizzata del muralismo), con tecniche estremamente semplici (pittura ad acqua, di quelle normali, per interni, stesa a pennello su muri esterni) senza le raffinatezze dell'affresco o dell'encausto e, per questo motivo, estremamente deteriorabili. Tale elemento, comunque, non costituisce un problema: si potrebbe dire che sia una scelta esplicita dei pittori. Dal suo rientro in Toscana nel 1985, dopo aver lasciato l'impegno didattico, si è dedicato, con continuità, alla pittura iniziando, anche ad interessarsi alla scultura ed alla ceramica. Un interesse quest'ultimo che lo vede partecipare, in qualità di insegnante, a progetti educativi all'interno di una cooperativa sociale frequentata da portatori di handicap. Numerose le iniziative personali e collettive alle quali partecipa in Italia, tra le quali ricordiamo quelle ospitate a Nuoro, Reggio Emilia e a Sanremo e all'estero (Grenoble, Mosca). Nel 2003 dipinge il drappellone del Palio di Siena, per la carriera del 2 luglio (opera conservata nel museo della Contrada della Selva). Nel settembre 2008 realizza un murale di grandi dimensioni commemorativo della battaglia di Montaperti. L'opera, realizzata su iniziativa dell'associazione di volontariato Avis Taverne e Arbia, è situata in località Presciano. Nello stesso luogo, ancora per l'Avis di Taverne e Arbia, realizza nel settembre 2009 un secondo murale che ha come tema la solidarietà.

LECTIO DANTIS: X canto dell’Inferno tra Dante e Gramsci.
Oltre all’inaugurazione ci sarà una Lectio Dantis del 10 canto dell’Inferno. La Lectio avverrà il giorno dell’inaugurazione del Murale. Lettura di Dario Cosseddu.
X canto tra Gramsci e Dante. Nella prima lettera scritta da Gramsci dopo l’arresto (alla sua padrona di casa Clara Passarge) e mai pervenuta perché trattenuta dalla censura carceraria, Gramsci chiedeva di ricevere in prigione due libri di sua proprietà (specificando dove essi si trovassero in casa): una grammatica tedesca1 e il Breviario di linguistica scritto dal suo maestro universitario di Glottologia (il suo unico trenta e lode) Giulio Bartoli, assieme al filologo Giulio Bertoni; egli aggiungeva infine in questa primissima lettera la richiesta di ricevere un terzo libro, questo però non di sua proprietà ma da acquistarsi per lui: (…) 3° gratissimo le sarei [e ci sembra quasi di sentire qui il suo accento sardo, con l’anticipazione del predicato nominale rispetto al verbo NdR] se mi inviasse una Divina Commedia di pochi soldi, perché il mio testo lo avevo imprestato. (LC, p. 3). Dunque la Divina Commedia è un libro (si noti: l’unico libro) di cui Gramsci sembra non poter fare a meno, al punto da rivolgersi (lui così riservato e pieno di complimenti) a una semi-estranea chiedendole senz’altro di comprarlo per lui. Si noti ancora: per Gramsci non conta qui l’edizione, conta solo che sia una Divina Commedia e che egli possa tenerla con sé e leggerla, anche in carcere. Si tratta di quella che potremmo definire (parafrasando Contini) “una lunga fedeltà” di Gramsci a Dante, giacché Gramsci parla di Dante e cita Dante fin dagli anni del suo primo impegno politico-giornalistico e poi dell’“Ordine Nuovo” (una rassegna sistematica, che sarebbe da fare, esula dai limiti di questa comunicazione che necessariamente si concentrerà sul Gramsci del carcere e su quella che mi pare giusto chiamare “l’opera del carcere”, cioè i Q e le LC da leggersi sinotticamente nella loro fitta tama di rinvii). Scrivendo a Tania il 22 febbraio 1932 (LC, pp.575-576), in una lettera che a me sembra molto importante, e su cui torneremo più avanti, Gramsci vorrà ricordare attraverso quali letture fosse emerso per lui il tema del progettato saggio dantesco, e sono letture che testimoniano una consuetudine, se non strettamente specialistica certo di alto livello, con la critica dantesca italiana de suo tempo: dalla “scuola storica” (dunque filologica, “erudita” e alla fin fine positivistica) di Isidoro Del Lungo, l’amico di Carducci editore della Cronica di Dino Compagni, fino – naturalmente – alla crociana Poesia di Dante del 1920. E ancora più ampia è la bibliografia dantesca che Gramsci dimostra di possedere nelle pagine dei Quaderni oggi in questione. Sullo sfondo c’è sempre anzitutto De Sanctis, qui non quello etico-politico della grande Storia della letteratura italiana ma il finissimo “critico in atto” dei Saggi critici, fra i quali spicca quello su Farinata2 ; anzi è da notare che ricostruendo per Tania il suo saggio nella lettera del 20 settembre 19313 (LC, pp. 489-493: 490), Gramsci parte proprio da De Sanctis e dal saggio su Farinata (e convinto desanctisiano era anche Umberto Cosmo, il professore di letteratura di Gramsci che ritroveremo fra poco come co-protagonista della vicenda di questo saggio gramsciano). Nel Gramsci carcerario Dante è ben presente: contiamo nei Quaderni (grazie all’ormai indispensabile edizione digitale messa a disposizione dalla IGS Italia) ben 105 occorrenze di “Dante” (Gramsci non usa invece mai il cognome Alighieri, isolato) e 26 nelle LC, mentre “Divina Commedia” è presente 12 volte sia nelle Lettere che nei Quaderni. Non per caso il nostro tema dantesco compare già nel I quaderno, proprio all’inizio dell’elenco dei 16 “argomenti principali”; leggiamo al n. 5: Cavalcante Cavalcanti: la sua posizione nella struttura [ma prima aveva scritto “economia”, opportunamente depennato forse per non dare luogo a equivoci – diciamo così – “buchariniani” NdR] e nell’arte della Divina Commedia. (Q, p. 5).


Ultimo aggiornamento:
Venerdì, 02 Luglio 2021 08:40